Come affrontare l’inserimento alla Scuola dell’Infanzia?

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Mamma vieni a prendermi subito?” è una frase che risuona in tante famiglie nei primi giorni di settembre, quando inizia l’inserimento alla scuola dell’infanzia. In questo articolo vediamo come affrontarlo.

Perché l’inserimento a scuola è un passaggio importante

L’inserimento alla scuola materna rappresenta la prima vera separazione dal nucleo familiare, l’ingresso in un contesto sociale nuovo e l’occasione per sviluppare autonomia e capacità di socializzazione. Non è solo un cambiamento per i bambini, ma anche per i genitori.

L’inserimento è una questione di tempo

L’inserimento alla scuola dell’infanzia è soprattutto una questione di tempo. La storia di Gaia, una bambina di 3 anni, lo racconta bene. Dopo i primi giorni di scuola, Gaia ha iniziato a mostrare delle difficoltà. Salutava la mamma sorridendo, ma con il passare delle ore era sempre più triste. Alla domanda “Quando viene la mia mamma?”, la maestra rispondeva sempre: “Dopo il pranzo, dopo il riposino e dopo i giochi… la mamma arriva subito, subito!”

Quel “subito” rassicurava Gaia. Non era un inganno, ma un modo per aiutarla a dare un senso allo scorrere delle ore.

Infatti i bambini non comprendono il tempo come gli adulti, non conoscono il significato delle ore. Per questo motivo, hanno bisogno di una routine che si ripete, ad esempio pranzo, riposino, gioco, in modo da percepire la giornata senza sentirsi smarriti o abbandonati, e capire che mamma e papà tornano sempre.

Lo psicologo Jean Piaget spiegava che “il tempo del bambino è un tempo ludico e magico, un infinito presente privo di passato e futuro”.

Come i genitori possono accompagnare i propri figli in questa fase

Come possono mamma e papà accompagnare al meglio i figli in questo momento?

  • Date fiducia: con l’aiuto degli insegnanti, troveranno il loro posto in questa nuova avventura.
  • Salutate sempre i vostri figli: andarsene senza saluto non riduce il dolore, anzi lo aumenta. Un semplice “ci vediamo dopo” trasmette fiducia e sicurezza, lasciando il bambino o bambina in una situazione di tranquillità.
  • Chiedete, ma non troppo: accogliete i loro racconti, mostrando entusiasmo per ogni piccola scoperta fatta senza di voi. Se rispondono con un secco “Non ho fatto niente!”, non insistete, ma rispettate i loro tempi. Spesso, infatti, hanno bisogno di elaborare prima di condividere.
  • Trasmettete sicurezza: un sorriso, uno sguardo sereno, un saluto breve e rassicurante, faranno percepire al bambino che la scuola è un luogo sicuro.
  • Non fate paragoni: ogni bambino è unico, ha i suoi ritmi, le sue fatiche e i suoi progressi. Confrontarlo con fratelli, cugini o compagni non lo aiuterà a crescere più in fretta, rischierebbe solo di sentirsi inadeguato.

E se le lacrime non arrivano?

Molti genitori associano l’inserimento alla scuola dell’infanzia a pianti disperati, urla, bambini aggrappati alle gambe della mamma. È un’immagine ricorrente, quasi un fantasma che spaventa prima ancora di entrare in classe.

Questo può accadere, così come può succedere che un bambino non pianga al distacco. In questo caso, c’è qualcosa che non va? La risposta è no. Un bambino che non versa lacrime non è un bambino che vuole meno bene o un bambino senza nostalgia, ma una persona che sta vivendo lo stesso passaggio di crescita a modo suo.

L’importante è rispettare i suoi tempi: ognuno trova il proprio modo per affrontare le emozioni e, con i suoi tempi, sarà lui stesso a mostrarvi ciò che prova.

E Gaia?

Oggi Gaia frequenta la scuola primaria, serena e contenta. Quando torna a casa e la mamma le chiede di riordinare i giocattoli o mettersi a fare i compiti, non risponde più “subito”. Ha imparato, come tutti i bambini della sua età, il vero significato del tempo e di quella parola.